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Herbstleyd CD 1999 - 9.5/10
Quest'album uscito nel 1999 segna l'inizio formale della carriera di Nargaroth. Un lavoro partorito e progettato negli anni antecedenti all'uscita ufficiale per l'appunto dell'album, proprio quando il Black Metal muoveva i suoi primi passi e risentiva ancora di tutta la violenza e la puzza di marcio tipica dei primi anni '90.
Il cd si apre con un intro di ben 16 minuti, il cui motivo quasi armonioso nella sua angosciante malinconia riecheggia solennemente nella mente, spezzato da diversi cambi di tempo e impregnato da sulfuree atmosfere che caratterizzerano ogni singola traccia dell'album.
Davvero arduo il tentativo di segnalare una song rispetto ad un'altra, tutte lasciano qualcosa di veramente profondo.
La sesta “Das Schwarze Gewalde” è sicuramente uno dei migliori episodi, maestosa, angosciante e atmosferica allo stesso tempo, con l'ululare dei lupi in sottofondo, e urla disumane, quando ancora tutto ciò era dannatamente originale.
A seguire la conclusiva “Vom Traum,Die Menschheit Zu Toten”, canzone interamente strumentale e sorta di continuazione della precedente traccia. Lenta e nostalgica, chiude in bellezza questo primo e oscuro capitolo.
Un album che si contraddistingue dai successivi lavori, in cui viene esaltata una maestosa epicità mista a sferzanti sonorità, atmosfere solenni che mai più verranno riproposte e che lasciano un'impronta significativa nella carriera di Kanwulf e nella storia del Black Metal.
Amarok CD 2000 - 8/10
Secondo lavoro ufficiale della carriera artistica di Kanwulf, “Amarok” contiene sette tracce realizzate anni addietro e mai registrate prima.
Il cd si apre con una fantastica versione alternativa di “Herbstleyd” presente già nell’omonimo album. Canzone dotata di una rara e pura bellezza anche in questa nuova foggia. Sin dalle prime note si viene dunque stregati da una cupa e desolante atmosfera.
A seguire la cover di Burzum “Black Spell Of Destruction” divinamente eseguita.
La seguente “Shall We Begin” parte in maniera abbastanza veloce dilatando poi l’atmosfera e rallentando i ritmi. La song non riesce a reggere il confronto con le migliori canzoni dell’album pur mantenendosi su buoni livelli. Molti sono comunque i passaggi dell’album che si perdono in una lentezza quanto mai pesante e affascinante; la quarta “Into the Void” ne è un esempio evidente, costruita su grevi e mesti colpi di batteria che non subiscono un solo cambio di tempo, e da urla strazianti che fanno da tappeto ad un tetro e marcio scenario. La quinta è una traccia più atmosferica, il cui motivo-a mio avviso- ricorda molto l’outro di “Geliebte Des Regens”.
A chiudere l’album due tracce dark ambient, “Amarok - Zorn des Lammes Part II” e “As the Stars took me with 'em”, sinistre e suggestive, pervase da impercettibili e misteriosi suoni che annientano le nostre percezioni.
Minimale e disperato nel suo incedere, “Amarok” risulta comuqnue essere un album variegato, nelle sue evidenti e molteplici sfaccettature, e che di certo suscita non poche emozioni e straordinarie sensazioni.
Black Metal ist Krieg CD 2001 - 7/10
“Black Metal Ist Krieg” un titolo che si commenta da sè.
L'album in questione è forse uno dei piu' vari, aggettivo di certo poco usato quando si parla di composizioni firmate Nargaroth. In esso sono contenute quattro cover ottimamente realizzate, “Far Beyond the Stars” degli Azhubuam Haani, “I Burn for You” dei Lord Foul, “Pisen Pro Satana” dei Root ed infine “The Gates of Eternity” dei tanto discussi Moonblood. Le restanti sei tracce sono invece frutto di un periodo compositivo che va dal 1993 al 2000.
Diversi gli episodi che carpiscono l'attenzione, tra cui “Seven Tears are Flowing to the River”, song che segue fedelmente lo stile Nargaroth, con pochi ma efficaci riff di una bellezza ossessiva. “Amarok…” ne segue quasi la scia, orientandosi sugli stessi ritmi e sulle stesse trame melodiche intrise di amarezza e disperazione, e passaggi unici nella loro bellezza e semplicità.
Altra traccia degna di nota è “The Day Burzum Killed Mayhem” in cui la voce di una giornalista tedesca che annuncia l'omicidio di Euronymous ci introduce alle sonorità battenti e decise, che fanno di questa canzone una delle più furiose e rabbiose, insieme a “Erik May You Rape the Angels”, quest'ultima dedicata a Grim, batterista dei Borknagar morto suicida qualche anno prima.
In definitiva, “Black Metal Ist Krieg” risulta essere un album molto discusso e controverso, che ha risentito nel corso degli anni delle più svariate critiche, tra chi lo considera valido solo grazie alle cover presenti – che senza dubbio danno un ampio contributo alla resa finale dell'album - e chi invece lo apprezza considerandolo come una tra le migliori perle nere partorite da Kanwulf.
Rasluka part II CD 2001 - 7.5/10
La soave melodia del flauto di “Introduction – in Stillem Gede” ci introduce ai tre pezzi successivi che compongono il primo capitolo della trilogia “Rasluka” di cui la terza e ultima parte deve ancora essere realizzata. Come un fulmine a ciel sereno, irrompe la prima traccia vera e propria, “...und Ich Sah Sonn` Nimmer Heben“, che tra un crescendo di riff, e varie soluzioni ritmiche, ci coinvolge per ben 10 minuti, offrendo, nel corso della canzone, diversi e azzeccatissimi cambi di tempo e un guitar riffing che si adatta magnificamente alle variazioni di tempo, facendo di questa traccia una delle migliori dell’album. Suggestiva la conclusione di questa prima song, che riprende il tema del flauto che caratterizza l’intro.
Ottima anche la traccia successiva “Abschiedsbrief Des Prometheus”, song più corposa e meno cangiante, eccellente continuazione della precedente traccia.
A concludere questo fantastico e, purtroppo, breve viaggio, l’ultima "...vom freien Willen einen schwarzen Einhorns”, l’episodio di certo più violento presente in questo lavoro, in cui viene posta in risalto una martellante sezione ritmica accompagnata da riff freddi e maligni, e da uno screaming infuriato e perverso. La song, stranamente dedicata a Bon Scott degli AC/DC, inizia con degli spezzoni di servizi radiofonici dedicati alla sua scomparsa e si conclude con lo stesso Kanwulf che, in tedesco, parla del cantate australiano.
Da notare, anche, che l’album gode della più folta line-up utilizzata finora da Kanwulf per registrare un album, altri due elementi, infatti, lo coadiuvano nella buona riuscita di quest’ottimo mCD.
Geliebte des Regens CD 2003 - 9.5/10
“Geliebte des Regens”, un album che si ama o che si odia. Ben 73 minuti di cupo e marcio Black Metal. Un arco di tempo relativamente lungo -e decisamente tedioso secondo alcuni- dove si susseguono sonorità depressive, seguendo così la naturale evoluzione a cui la band è andata incontro nei suoi quindici anni di attività. In realtà credo sia abbastanza difficile rendersi conto dell’effettiva durata delle song, i minuti trascorrono via, annullando la dimensione spazio temporale tra atmosfere decadenti e affascinanti che degenarano in maniera lenta e angosciante.
L’album si apre con un intro di 4 minuti circa che riproduce i suoni della natura.
Le sei tracce sono collegate tra loro da un unico filo conduttore, che rivela il concept dell’album ispirato alla pioggia.
La seconda “Manchmal wenn sie schläft” rappresenta sicuramente uno dei migliori episodi, costruita su pochi e opprimenti riff, colmi di solitudine, la cui bellezza è prolungata per ben 18 minuti. Ritmi lenti e costanti, prodotti da una batteria corposa, ricreano un sound che si ripete all’infinito imprimendosi prepotentemente nella mente dell’ascoltatore.
A seguire “Wenn Regen Liebt”, sulla stessa scia della precedente traccia. Un inizio veloce che cede subito il passo a tempi più rallentati accompagnati da urla strazianti che rivelano un senso assoluto di sofferenza. Lo screaming , tempestivo e penetrante come sempre, lascia molto spazio alla musica, con la quale si fonde perfettamente.
La quarta traccia “Von Scherbengestalten Und Regenspaziergang” è quella che maggiormente ha carpito la mia attenzione, caratterizzata da un guitar riffing cupo dall'inconfutabile fascino. Dopo i primi 7 minuti la song riprende con un’andatura leggermente più veloce, con sonorità malinconiche a cui fa da tappeto una sezione ritmica che si adatta saldamente alla musica. Impossibile non farsi trascinare dalle atmosfere sognanti, che capelstano ogni pensiero e sopprimono ogni timido barlume di speranza. Fredde battute concludono questa magnifica song prima dell’unica nota dolente dell’album.
“Manchmal wenn sie schläft” non è altro che una versione alternativa della seconda traccia di cui si poteva benissimo fare a meno. Una semplice ripetizione, che sarebbe stata opportuna solo con la presenza di varianti quasi del tutto assenti e impercettibili.
Sesta e conclusiva traccia dell’album “Leb’Whol”, interamente strumentale. Una chitarra arpeggia per i primi 3 minuti con, in sottofondo, un inverosimile scenario che riprende il tema ricorrente dell’intero album: la pioggia. Il sound creato è decisamente freddo e cadenziato, un’ottima song che conclude dignitosamente l’album.
Ogni singola nota è creata con l’immensa genialità di una mente turbata, ogni secondo che scorre lascia un’amara impronta, simbolo di uno specchio nel quale riflettere la propria essenza malata e respinta invano da una vaga speranza che muore tra le note di quest’album.
Rasluka part I CD 2004 - 7.5/10
Finalmente mi ritrovo tra le mani un’altra preziosissima creazione di Kanwulf. Dopo l’uscita della seconda parte di “Rasluka” esce infatti il primo e tanto atteso seguito dell’opera: “Rasluka pt I”.
I trenta minuti incisi in questo Mcd sono un’ulteriore espressione di ciò che la mente di Nargaroth, tanto oscura quanto malata , è in grado di realizzare. Di certo questo lavoro conserva l’impronta delle composizioni precedenti, ma chi, come è, è affezionato allo stile di questo artista, non potrà far altro che apprezzare le oscure e affascinanti sonorità racchiuse in questo mcd.
Ad aprire l’album, un intro spettrale, il suono cadenzato dei tamburi echeggia fra i rintocchi delle campane che ricreano un’atmosfera tetra e suggestiva che odora di morte.
A seguire la title track , senza dubbio la traccia migliore tra le quattro che compongono questo lavoro; song che alterna tempi veloci a ritmi più lenti e tenebrosi che volgono alla fine richiamando ancora una volta i suoni delle campane.
Un soave flauto ci introduce alla terza “Wo die Iraniche Ziehn” , pezzo coinvolgente che esplode letteralmente tra riff aggressivi che trasudano odio e amarezza. Le grigie trame chitarristiche sprigionano un soffocato senso di malinconia creando un turbinio di rabbia e disperazione. Punto di forza è, ancora una volta, la straziante e quantomai espressiva voce di Kanwulf.
Traccia conclusiva “Tränen Eines Mannes”, una sorta di continuazione della song precedente dalle sonorità glaciali e struggenti.
Questo sofferto e breve viaggio non si discosta di molto dalla seconda parte, uscita nel 2002, ricreando le stesse atmosfere struggenti, tipiche di ogni lavoro di Kanwulf.
In attesa del nuovo album –la cui uscita è prevista a luglio/agosto 2004- non ci resta che pregustare questa piccola gemma nera che stamperà un amaro sorriso sulle labbra dei fans di Nargaroth.
Prosatanica Shooting Angels CD 2004 - 6/10
Ho aspettato con ansia l’uscita di questo nuovo lavoro, a pochi mesi dal precedente “Geliebte Des Regens” che mi aveva letteralmente incantata.
In giro si farfugliava di questa nuova fatica come un ritorno alle origini, e forse Kanwulf ha davvero voluto rimettersi in gioco con quest’album, rispolverando vecchi temi a lui tanto cari, colonne sonore di album unici nella loro bellezza e spontaneità come “Herbstleyd” o “Amarok”.
Tentativo fallito a mio avviso, o perlomeno non completamente riuscito -semmai queste fossero state le reali intenzioni-.
La prima cosa che salta alla vista sono i titoli, alquanto ridicoli a partire dall’intro: ”Love is always over with ejaculation”, titolo che la dice tutta su quell’unico minuto -per fortuna solo un minuto- che riproduce i suoni di due amanti amoreggianti…mettiamola su questo piano, eheh. Proposta fin troppo grottesca, a meno che io non abbia capito il filo logico che ci introduce ai pezzi successivi (…)
La seconda “Be Dead or Satanic” è una traccia che, sin dalle prime battute, getta le basi su ritmi veloci, che caratterizzeranno la maggior parte delle song contenute nell’album. Sicuramente questa traccia rappresenta uno dei migliori episodi dell’album, intorno ai cinque minuti subisce l’unica variazione sia di tempo che di stile, acquisendo un tocco atmosferico che ricorda vagamente le trame melodiche degli albori.
A seguire “Satan Industries”, traccia che si mantiene costante per tutta la sua durata, e che termina con una breve parentesi effettistica dai toni futuristici che si spingono anche nella seguente “Thinking Below the Ocean” ancora basata, come sempre, su pochi riff di chitarra, purtroppo però non molto coinvolgenti.
La successiva “Black and Blasphemic Death Metal”, nonostante il titolo che si commenta da sè, presenta per fortuna diverse soluzioni, in perfetto stile Nargaroth, ben azzeccate e che non dispiacciono affatto.
Stessa cosa per la susseguente “A Tear in the Face of Satan”, la canzone piu’ lunga dell’album, in cui tra l’altro, la voce è poco presente per dar spazio a soluzioni strumentali, forse troppo convenzionali, ma comunque dotate di un certo fascino.
La seguente “The Dark Side of the Moon” è quella che mi ha delusa maggiormente. Sarà perché non amo questo genere di sonorità, o forse perché non le reputo consone allo stile di Nargaroth, ma non riesco a capire la necessità di inserire -ancora una volta- questi intermezzi futuristici assolutamente privi di significato..
A concludere l’album “Haunting Season” e “I Bring my Harvest Home”, due tracce anonime, a tratti anche soporifere, che non aggiungono nulla a quanto già detto.
L’album riesce a raggiungere una striminzita sufficienza grazie all’esperienza maturata dalla band negli anni e ad alcune canzoni molto coinvolgenti, ma due o tre song su nove non bastano purtroppo per poter considerare questo nuovo lavoro come l’ennesimo capolavoro partorito dalla mente di Kanwulf. “Prosatanica Shooting Angels” è un album scialbo e impersonale che non arricchisce la proposta di Nargaroth, forse, ahimè, arrivata ad una preoccupante fase di stallo da cui è difficile riemergere se si sceglie di saturare il mercato con continue release. Intendiamoci, nulla da eccepire se fossero di qualità elevata, come lo sono state finora, ma questo passo falso fa purtroppo riflettere. Nella speranza che Nargaroth non si sia fatto inquinare da questioni di altro genere, non ci resta che mettere da parte questo lavoro aspettando un nuovo ritorno, se non alle origini, almeno ad un recente passato.
recensioni di lethe
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