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Forgotten Woods - As the Wolves Gather CD 1994 - 9/10
Dopo alcuni demo abbastanza risibili, nel 1994 giungono al debut sulla lunga distanza i norvegesi Forgotten Woods. L'album stampato da No Colours Rec. mostra una band ancora forse acerba ma con un feeling e una carica emotiva che non ha nulla da invidiare alle band più blasonate dell'epoca. Al nucleo originale della band, che ha ruotato da sempre attorno alle figure di Rune Vedaa ed Olav Berland, si aggiungono il sempre fedele vocalist Thomas Torkelsen e Jarle Swahn dietro le pelli. Lo screaming di Thomas è profondamente ispirato da quello messo in mostra da Burzum, per fortuna non risulta comunque screvro di personalità riuscendo a trasmettere il giusto pathos. L'album è molto malinconico, spesso lento e straziante con le chitarre a tessere melodie raggelanti e con un basso messo molto in evidenza, tanto da risultare strumento fondamentale per la buona riuscita dell'album. “As the Wolves Gather” è un album gelido ma, allo stesso tempo, marcio e carico d'odio, sentimenti che vengono però esternati in maniera molto compassata. La produzione pur non essendo molto potente è comunque abbastanza pulita e si rivela perfettamnte adeguata in questo contesto. L'opener “Eclipsed”, con la sua melodia tormentata e l'impetuosa “Dimension of the Blackest Darkness”, quest'ultima omaggiata di recente, con una cover, da uno dei paladini del nuovo trend depressive, Xasthur. Tutte le song sono comunque molto simili tra loro e formano un corpo unico di altissimo livello che risulta avere veramente pochi cedimenti durante tutti i 50 minuti di durata dell'album.
recensione di strenuus
Forgotten Woods - Sjel av Natten mCD 1995 - 8/10
Uscito nel 1995, a cavallo tra il debut album “As the Wolves Gather” e il successivo “The Cry of Mankind”, “Sjel av Natten” (“L'Anima della Notte”) è un mini composto da tre song che si dipanano per quasi 30 minuti. La musica proposta dalla band norvegese non è cambiata di molto rispetto al precedente full-length di debutto, mostrando evidenti similitudini con Burzum ed anticipando il cosiddetto “depressive” black metal di una decina d'anni. Una cosa non da poco.
L'album si apre in maniera prorompente con la title-track che sfocia poi in un mid tempo molto melodico e morboso che si protrae fino alla conclusione della song. La seguente “En Natt Med Storm Og Ravners Skeik” è una tipica song alla Forgotten Woods, lenta e dannatamente riuscita e carica di un feeling primordiale di sicuro effetto. Estremamente evocativo è il cantato pulito che appare di tanto in tanto nei contro-cori. Di sicuro la migliore canzone del lotto. Chiude l'album “Hvor Vinteren Rar”, la traccia più breve di questo mini in cu la band si destreggia, in maniera forse, a volte, un po' troppo scontata tra mid tempo ed accelerazioni fulminee. La registrazione è abbastanza approssimativa, forse leggermente più confusa di “As Wolves Gather” e le capacità tecniche della band risultano essere molto ridotte, entrambi questi fattori non inficiano però affatto sulla riuscita dell'album, che di certo non ha bisogno di virtuosismi tecnici per incunearsi in profondità nella mente di chiunque decida di avventurarsi nei “boschi dimenticati”.
recensione di strenuus
Forgotten Woods - The Cry of Mankind CD 1996 - 10/10
Ve lo dico subito, questa recensione sarà poco oggettiva dal momento che per me, questo secondo lavoro dei Forgotten Woods è uno dei miei album preferiti in assoluto. Un lavoro ancorato al passato, suono senza fronzoli e vocals tirate, ma allo stesso tempo quasi progressive, se mi è consentito il termine, per via delle lunghe parti strumentali, con un riffing spesso molto lontano da quello classico black ed un suono di chitarra meno marcio che in passato. Registrato come in precedenti nel Lydloftet Studio di Olen da Reinhardt Toresen, The Cry Of Mankind è un vero proprio colosso di quasi settantadue minuti, che raggiunge gli ottanta minuti con la bonus track del doppio vinile, dentro il quale troviamo brani tirati come "Overmotets Pris" oppure altri più riflessivi ed intimisti come"Det Ansiktslose". I tre musicisti base Olav, Rune & Thomas sono ulteriormente migliorati, soprattutto il secondo alle prese con la batteria, riescono a non perdersi in passaggi inutili, pur essendo i brani molto lunghi, e la loro voglia di dare voce alla tanto amata natura norvegese, trasuda da ogni singola nota di questo lavoro. C'è spazio anche brano totalmente atipico per il gruppo, "With Swans I'll Share My Thirst", a detta di Olav, ispirato ai maestri Velvet Underground. Si tratta di una sorta di ballata strumentale dalle forti tinte blues ed inpreziosita dall'armonica a bocca suonata da Toresen. Pur essendo totalmente differente dal resto delle composizioni, il pezzo non stona assolutamente, anzi allarga ulteriormente lo spettro di emozioni che questo lavoro è in grado di dare. Altro brano che mi sento di menzionare è "The Starlit Waters/ I. The Mountain". Oltre diciotto minuti di black dai sapori a volte epici ad altri più sognanti, grazie ad alcuni arpeggi di chitarra acustica inseriti qua e là nel brano. La cosa incredibile è che, pur essendo di una lunghezza esagerata, il brano fila via senza mai annoiare come se in realtà ne durasse solo cinque di minuti. Insomma non so davvero cosa altro dire, che non sia un aggettivo ultra positivo a riguardo di questo lavoro, se non ascoltatelo!!!!
recensione di abyssic hate
Joyless/Apokryphus - Split 7'' EP 1997 - 6.5/10
Questo split con i tedeschi Apokryphus è la prima vera testimonianza del nuovo percorso musicale intrapreso dal duo Vedaa - Berland. Messo da parte il leggendario moniker Forgotten Woods, probabilmente per poter essere liberi di fare quelo che gli pare senza fare i conti con il passato, il gruppo pubblica questo breve lavoro contenente un pezzo inedito "Fulfilment And Entity Embrace" ed una cover dei Motorhead "(Don't Need) Religion". Il primo brano sembra la tipica song da cantare in riva al mare davanti ad un bel falò insieme agli amici. Infatti, il pezzo consta di sola chitarra classica e voce pulita e sembra essere uscito, anche dalla registrazione molto sporca e diretta, da una qualche registrazione degli anni settanta durante il "power flower" americano. La cover dei Motorhead è molto fedele all'originale, anche la stessa voce sembra ricalcare perfettamente la classica timbrica del mitico Lemmy. Cambiando lato del vinile, troviamo i misteriosi Apokryphus. Non si ha alcuna notizia sul loro conto, eccetto che la loro nazionalità, ossia tedesca. Il genere proposto è un dark ambient minimale ed arricchiato da vari samples con voci sussurate campionate. Il brano presente "Endless Solitude" si potrebbe definire come la colonna sonora di un viaggio spaziale. Presente è l'influenza del lavori di synth di Burzum, ma l'atmosfera descritta nei sei minuti di durata è davvero sognante e rilassante. In definitiva, una release totalmente assurda ma di sicuro interesse, anche se all'epoca il nuovo brano del duo Vedaa - Berland lasciò sconcertati molti dei vecchi fan degli Forgotten Woods.
recensione di abyssic hate
Joyless - Blue in the Face 10'' EP 1999 - 6.5/10
Secondo lavoro per i Joyless è questo 10" autoprodotto intitolato Blue In The Face. Lavoro che mette ben in evidenza le nuove coordinate stilistiche dell'intero progetto Joyless, denominate dai membri del gruppo misanthropic pop. Definizione che ritengo molto azzeccata, dal momento che le asprezze black degli esordi sono ormai relegate al passato ed il nuovo soggetto musicale è improntato su un tessuto pop rock con le chitarre dotate di una leggerissima distorsione e la voce è pulita e dotata di un certo feeling settantiano, ben lontano dai cori o voci epiche in stile viking adottate dalla maggior parte dei gruppi del nord. Questo ep contiene tre brani, di cui uno "Room Of Velvet Splendor" è una rough version, che poi verrà proposta nel successivo full-lenght Wisdom & Arrogance ed è divisa in due parti. La prima parte è un bellissimo brano che sarebbe potuto comparire benissimo su The Cry Of Mankind. Le melodie sono molto malinconiche ed estraniante, anche la voce, pur non essendo perfetta al cento per cento, con il suo procedere quasi lamentoso impreziosisce ulteriormente il mood malinconico. Il suono è molto sporco, ma è molto interessante il risultato finale con la continua sovrapposizione fra il riffing melodico della chitarra pulita e di quella distorta, esperimento già realizzato su alcuni brani di The Cry Of Mankind. Purtroppo un po' penalizzato il basso di Rune, di solito ben evidente e pieno di fraseggi interessanti. Con il secondo brano,"Swansmile", ci addentriamo in piena zona Beatles. Una melodia iniziale di harmonica a bocca che riporta in mente Hey Jude dei quattro "scarafaggi" di Liverpool, apre un brano solare e chiaramente pop, come si intendeva agli inizi degli anni settanta, e con un cantato veramente "sentito". L'influenza (o meglio contaggio vero e proprio) beatlesiana è presente anche nell'ultimo brano, che è la seconda parte di "Room Of Velvet Splendor". Certo a sentire brani di tali sonorità, sfornati da uno dei gruppi della prima ondata black norvegese, lascia all'inizio molto perplessi ma chi possiede un po' di apertura mentale e voglia alienarsi apprezzera sicuramente questo ep, che è solo l'inizio della trasformazione dei Joyless. Infatti, non è ancora arrivata la vocalist Ida Hellebo che darà il vero colpo di grazia al passato del gruppo...
recensione di abyssic hate
Joyless - Unlimited Hate CD 1999 - 8/10
Inizialmente accolto come primo full-length dei Joyless e quindi pensato come un ritorno alle origini per il duo Rune Vedaa - Olav Berland, in realtà questo Unlimited Hate è una sorta compilation con brani inediti o differenti versioni dell'epoca Forgotten Woods. Infatti il lavoro inizia con un quartetto di pezzi del 1996, quindi dell'era post The Cry Of Mankind. Si parte con "Inherent Emptiness", un pezzo assolutamente strano per i Forgotten Woods. Dopo un inizio veramente terremotante, con una batteria a manetta e chitarre sparate, il brano si evolve come un pezzo thrash direttamente uscito da "Pleasure To Kill" dei Kreator. Anche la voce è ben lontana dai familiari vocalizzi burzumiani, dato che anch'essa si adatta allo stile usato, risultando roca e bassa ma senza arrivare al growl vero e proprio. Per tutti i dodici minuti della sua durata, il pezzo viaggia su tempi serrati e rifinito da parecchi stacchi di chitarra e batteria. Con "Your Crystal Fragments" ritorniamo ai cari arpeggi evocativi tipici del duo Vedaa Berland, in un brano davvero interessante e dalla struttura abbastanza intricata. Veramente belli alcune melodie di basso, come non se ne sentivano da tempo. Ancora una volta la voce è stranissima, mantiene sempre la timbrica del brano precedente ma passa spesso sia su toni alti che bassi. Un brano stupendo, nient'altro da aggiungere!! In "Bla Melankoli" ritorna il riffing serrato degli esordi, in un brano tipicamente black metal. Ma il gruppo riesce a variare un po' le carte in tavola, inserendo una parte centrale con un melodia davvero evocativa ed arricchita da un coretto di voci (del tipo che fanno uuuuu!!!). Anche in questa caso, abbiamo davanti un brano davvero eccezzionale!! Quarto brano in scaletta è la cover dei Motorhead "(Don't Need) Religion", tratto dal disco Iron Fist del 1982. La versione è la stessa di quella presente sullo split con gli Apokryphus. Successivamente si trovano due brani del 1995, il primo è una nuova versione di "Overmotets Pris", brano di apertura di The Cry Of Mankind. L'unica cosa che mi sembra variata in questo rifacimento è la voce, più roca ed impostata su toni bassi, per il resto la struttura del brano rimane invariata. Il secondo è un semi inedito intitolato "Jomfrulysete Fall", dico semiinedito dal momento che è apparso come bonus track sulla versione doppio vinile di The Cry Of Mankind. Aperto da un bellissimo arpeggio di chitarra pulita e distorta sovrapposti, il brano prosegue dando una stranissima idea di brano western black metal. Si, la definizione è allucinante ma ogni volta che sento questo pezzo mi viene in mente un cosa del genere. La voce si comporta in maniera molto schizzata, alternando growl bassi a grida di burzumiana memoria. Settimo brano in scaletta, è un rifacimento (credo rough version) della stupenda "Dimension Of The Blackest Dark", uno dei brani più belli targati Forgotten Woods. Conclude il lavoro una ghost track, che onestamente non saprei come definire. Dopo alcuni minuti di silenzio, parte l'arpeggio di un pianoforte, con il suono registrato dalla piastra di un giradischi, su cui s'inserisce un suono di synth spaziale. Insomma più facile ascoltarlo che descriverlo!! In conclusione raccomando vivamente questo Unlimited Hate a chi ha apprezzato i vecchi lavori dei Forgotten Woods. Purtroppo questa raccolta lascia però l'amaro in bocca, rimuginando su cosa avrebbe potuto fare il gruppo se avesse continuato a fare black alla sua maniera piuttosto che puntare su un cambio drastico come quello che è poi avvenuto. Lasciamo perdere i se e i ma e godiamoci questi ultimi gioielli firmati Forgotten Woods.
recensione di abyssic hate
Joyless - Wisdom & Arrogance CD 2000 - 6/10
Wisdom & Arrogance, ossia saggezza e arroganza, parole che hanno sicuramente dell'ironia riguardo a tutti quelli che, dopo l'uscita di Unlimited Hate, speravano in un ritorno della band alle vecchie sonorità. Invece con che cosa se ne escono fuori? Un disco di pop-rock dalle influenze vagamente blues ed arricchite da una qualche piccola vena di psichedelica. Ma, la cosa che ha stranito la maggior parte degli ascoltatori è la voce della nuova vocalist, Ida Hellebo, simile ad una Avri Lavigne sotto un forte dose di acido. Già questa descrizione dovrebbe portare ad una recensione dedicata all'insulto ed al disprezzo di questo lavoro, ma in realtà, sarò forse uno dei pochi ad apprezzarlo, sono convinto che alcuni pezzi siano in realtà molto interessanti anche se apprezzabili solo con una bella apertura mentale. Infatti brani come "Divine" o la conclusiva "Room Of Velvet Splendor" contengono i classici arpeggi made Forgotten Woods ed atmosfere abbastanza oscure. La voce di Ida è però una bella mazzata al primo ascolto, con il suo timbro infantile e non sempre perfetta nell'intonazione. Eppure, andando avanti con gli ascolti ho imparato ad apprezzarla, considerando l'intento del gruppo di voler fare un lavoro direi, quasi, hippie style... Accanto ai due brani citati poc'anzi, c'è da rimarcare la dolce semiballad "Close To God" oppure il blues di "Why Should I Cry", dalle melodie ed "acidità" interessanti. Purtroppo vi sono anche due brani "Stand" e "Transpire" che sono due blues molto cazzari, dove addirittura nel secondo, Ida ripete di continuo una belle serie di improperi. Sempre sconcertante anche "The Nails", in realtà una poesia recitata da Ida. Mah. La produzione è allo stesso tempo pulita ma molto casareccia per un lavoro pop rock, nonostante ciò il suo vantaggio credo sia quello di donare al lavoro una bella impronta settantiana. Per il resto non so proprio che voto dare a questo lavoro, è talmente assurdo ed inaspettato che mi lascia molto perplesso. Certo do' atto al coraggio che hanno avuto i Joyless, a buttarsi alle spalle il loro passato ed iniziare a fare quello che gli pare. Comunque alla fine metto un sei politico, poi ognuno lo giudicherà, se avrà voglia di ascoltarlo, magari incuriosito da questa recensione.
recensione di abyssic hate
Joyless/Woods of Infinity - Split 7'' EP 2005 - 7.5/10
Sembravano ormai dispersi nell'oblio, ed invece i Joyless sono di nuovo fra di noi!!! Sono passati quasi cinque anni dalla loro ultima fatica in studio, ossia il tanto controverso "Wisdom & Arrongance". Lavoro che, abbandonando quasi del tutto il vecchio sound derivato dagli innarivabili Forgotten Woods, si portava in ambienti a metà strada fra il pop ed un certo rock settantiano molto psichedelico. Da quel momento, per la band c'è stato molto silenzio, eccetto che per l'uscita del cofanetto celebrativo Baklengs Mot Stupet, contenente l'intera discografia dei Forgotten Woods. Adesso sembra che Olav & Rune Vedaa siano di nuovo in pista con questo split con gli svedesi Woods Of Infinity, ma pare che sia anche in programmazione un mini con brani in pieno black metal style. Parlando di questo split, i Joyless si presentano con tre brani, di cui due strumentali. Si comincia con "Ingenting", una sorta di rock 'n roll cantato da Ida Hellebo, la vocalist presente su Wisdom And Arrogance. La produzione è grezzissima, diciamo vicino al rehearsal. Il brano, invece, può piacere a chi ha apprezzato le cose fatte sull'ultimo full-lenght, dato che si avvicina molto a quelle sonorità. "Vinternatt" è invece una strumentale semiacustica vicina come stile a "With Swans I'll Share My Thirst", brano presente su The Cry Of Mankind dei Forgotten Woods, ma più melanconica e meno blueseggiante. Si chiude con la stupenda "Stalingrad", piccolo gioiellino di sola chitarra acustica. Si tratta di un brano veramente malinconico ed a tratti molto simile a quanto fatto dagli Ulver in Kvelssanger.
Personalemente, ho apprezzato molto questi tre brani perchè ritengo che mettano in mostra alcune delle caratteristiche tipiche della band, ossia creare brani dalla grande atmosfera con pochi mezzi a disposizione. e mettere in piena mostra una grande influenza presa dal rock blues acustico degli anni settanta, influenza, secondo me, molto visibile anche nel secondo full dei Forgotten Woods, The Cry Of Mankind. Cambiando lato passiamo ai Woods Of Infinity, da poco usciti con il loro nuovo full, Hejda, e qui presenti con un solo brano "Uppgivet hjärta". Il pezzo è molto cadenzato e pieno di sample e parti recitate. Insomma come al solito i Woods Of Infinity ci regalano qualcosa di veramente straniante e malato. Concludendo posso dire che ritengo questo split molto valido interessante, anche se il black metal non è di casa in questo lavoro. Consigliato, perciò a chi segue le due band presenti o a chi cerca qualcosa di insolito da ascoltare.
recensione di abyssic hate Raven - F.M. EP 1997 - 5/10
"F.M." è l'unica testimonianza ufficiale del progetto Raven, gruppo fondato come alternativa ai Forgotten Woods da Rune Vedaa. Dopo aver realizzato due demo rehearsal, Herskere del 1994 e Arisk Magt Og Are del 1995, e pubblicati sotto il nome Ravn, la band giunge a questo ep, rilasciato dalla No Colours nel 1997. Anche in questo caso, l'unica presenza certa su questo mini è quella di Rune Vedaa mentre l'oscurità totale avvolge le altre persone coinvolte nella registrazione di questo lavoro. "F.M." contiene quattro brani senza titolo dalla durata complessiva di circa sedici minuti, ed il titolo, secondo alcune voci di corridoio, sarebbe stato inizialmente Fascistic Machine, esplicitamente riferito alla No Colours, che in quel periodo stava mettendo sotto contratto i primi gruppi fortemente politicizzati. La No Colours pare che abbia addiritura censurato il titolo nell'attuale F.M., ricordo però queste sono soltanto chiacchere. Parlando della musica, questo Ep non è che altro che una versione leggerermente ripulita delle prime quattro tracce del precendente demo Arisk Magt Og Are. La prima traccia ha molte cose in comune con i Forgotten Woods, ossia tempi rallentati ed alcuni arpeggi distorti, molto presenti in "As The Wolves Gather". La voce, come nei Forgotten Woods, è impostata su toni alti alla Burzum. Con il secondo brano, ci spostiamo in piena zona Mayhem periodo Deathcrush, con classico riffettone grezzo thrash, diciamo molto simile alla famosa "Deathcrush", diciamo quasi plagiata in questa traccia. Nel brano successivo, è ancora lo spettro dei Mayhem ad aleggiare pesantemente. Partenza sparatissima, con break e ripartenza rallentata su riff thrash. Altro break, finale lento su un interessante arpeggio distorto con il vocalist che urla come un dannato. Le stesse cose valgono anche per l'ultimo brano, solo che basato su un mid-tempo e presenta a metà, un arpeggio quasi identico (ma ci manca davvero poco), a quello storico di Freezing Moon. In definitiva queste sono le descrizioni sommarie di brani presenti in questo F.M.. La produzione è davvero grezza, sospetto che sia stato addirittura preso il demo su cui si basa il disco e poi ripulito in studio. Per il presto, personalmente non ho ben capito le intenzioni del gruppo e la necessità di Rune di voler fare un gruppo copia dei Mayhem, se non quello di cazzeggiare e suonare musica grezza estrema. Dopo questo lavoro il progetto è caduto nell'oblio, anche se molti voci danno la band attiva sotto il nome Mengele. Comunque sia, un progetto poco interessante e soprattutto poco rappresentivo del talento di Rune Vedaa. Da sentire solo per mera curiosità.
recensione di abyssic hate
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