Naer Solen Gar Niber for Evogher
CD 1994 - 8.5/10
Nel 1994 i Dawn, allora una giovane band al debutto, si affacciano alla ribalta della scena black con un album che a più dieci anni di distanza riesce ancora ad essere coinvolgente nonostante l'alone anacronistico che ormai lo circonda. Non sono molte infatti le band rimaste oggi a suonare black metal svedese di stampo melodico nell'accezione più pura ed incontaminata e a quanto pare non sono rimasti in molti nemmeno gli estimatori di certe sonorità, soppiantate ormai da anni dal proliferare di una miriade di sottogeneri più o meno apprezzabili.
“Naer Solen Gar Nider for Evogher” (“Quando il sole va giù per sempre”) risulta essere ancora abbastanza acerbo, anche se, nonostante alcune ingenuità, si staglia prepotentemente molto al di sopra della media di quel periodo grazie ad un lavoro superbo in fase compositiva ed a una moltitudine di riff di pregevole fattura.
“Eyesland” apre l'album con un arpeggio acustico che ben presto sfocia in una cavalcata melodica forte di un esaltante riffing che vi resterà propotentemente impresso. Si prosegue con “The Ethereal Forest”, brano più oscuro nel suo incedere, anch'esso graziato da trame chitarristiche di sicuro effetto. La seguente “Diabolical Beauty” è sulla falsariga dell'opener anche se qui i tempi sono un po' più rallentati e quasi epici. E' quindi la volta di “In the Depths of My Soul” e “Ginom Redande Lughier”, entrambe veloci e taglienti nonostante mantengano sempre una certa melodia di fondo, prerogativa di tutto l'album. “As Tears Fall” inizia con un magnifico riff ornato da un alone di tristezza che non abbandonerà mai la canzone. Le conclusive “Starter Skiner Solen” e “Everflaming”, pur non aggiungendo nulla di nuovo allo stile ormai ben definito della band, sono un degno suggello per un album dalle molteplici sfumature.


Sorgh på Svarte Vingar Fløgh CD 1996 - 7/10
A poco più di un anno dall'uscita del primo full length i Dawn danno alle stampe questo dischetto contenente tre nuove composizioni più una cover degli Infernal Majesty. Lo stile dei nostri rimani quasi invariato da “Naer Solen Gar Nider for Evogher” sebbene sia possibile notare una certa voglia di rendere le song più compesse ed articolate, modus operandi che verrà poi ulteriormente sviluppato con l'album successivo. E' l'intro “Vya Kal” (evito stupide battute sul titolo della song) ad aprire l'album con un arpeggio acustico dal vago sapore medievale che ci introduce alla prima traccia vera e propria dell'album, “Sorrow flew on Black Wings” – il cui titolo è praticamente la traduzione inglese del titolo del mini -, una song in tipico stile svedese con un guitar riffing di altissimo livello (il riff iniziale è da lacrime) ed una sezione ritmica travolgente. Nonostante i quasi otto minuti di durata la song scorre via in un baleno. La seguente “Soil fo Dead Earth” persiste sulla stessa falsariga della precedente canzone mantenendo inalterate le peculiarità mostrate finora, nonostante alcuni passaggi a vuoto ed un riffing che a volte risulta essere troppo simile a quanto già ascoltato sul debut. Chiude come detto “Night of the Living Dead”, cover degli Infernal Majesty resa in maniera non proprio ottimale nonostante l'impegno profuso dalla band. Nonostante l'esiguità del materiale proposto e tra alti e bassi i Dawn dimostrano con questo mini di essere in buona forma e di meritare un posto di sicuro rilievo nell'affollato panorama di quel tempo.

 

Slaughtersun (Crown of the Triarchy) CD 1998 - 9/10
“Slaughtersun (Crown of the Triarchy)” nonostante risalga ormai a ben sette anni fa rimane ancora l'ultimo lavoro rilasciato dalla band svedese. Con quest'album la band capitanata da Fredrik Sodeberg riesce nella difficile opera di superare il debut album “Naer Solen Gar Nider for Evogher”, sicuramente più fruibile e semplice ma non per questo più accattivante. La band sceglie di stratificare il proprio sound rendendolo molto più complesso ed elaborato rispetto al passato, questo senza perdere di vista una certa immediatezza di fondo che porta l'album ad essere comunque assimilabile con disinvoltura; un equilibrismo perfettamente riuscito. Le song, tutte di notevole durata, riescono nel difficile intento di risultare massicce e corpose nonostante la melodia di fondo, la band non perde infatti di vista la violenza tipica del black metal ma riesce a coniugarla con incredibile disinvoltura a partiture melodiche di notevole impatto emotivo. Come al solito i nostri si dimostrano abilissimi forgiatori di riff tanto che molte delle melodie che l'album sfoggia vi si pianteranno immediatamente in testa. Il drumming ancor implacabile rispetto al passato contribuisce a rendere ancor più impetuoso e travolgente lo scorrere dell'album mentre a suggello dell'ottima prestazione della band arriva lo screaming sofferto e straziante di Henke Forss. L'accoppiata di partenza, “The Knell and the World” e “Falcula”, è quanto di meglio i Dawn abbiano mai composto, parti tiratissime e melodie tragiche si fondono in maniera sublime regalandoci due vere perle. E' poi la volta di una breve song strumentale a cui fa seguito “Ride the Wings of Pestilence”, più lenta e ragionata delle precedenti song ma dall'incedere implacabile, con la furiosa “The Aphelion Deserts” la band torna a pestare duro a parte un riff dal vago sapore neoclassico che risulta molto ben amalgamato con la parte più ferale della song. Le conclusive “Stalker's Blessings” e “Malediction Murder” sono più cupe rispetto alle precedenti song ma non aggiungono ne tolgono nulla a quanto già detto. Uno dei migliori melodic black metal album mai usciti dalla Svezia.

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